domenica, 16 settembre 2007

Ok.. Uno il sabato sera forse vorrebbe distrarsi, non pensare a nulla. Invece no.
Ieri sera sono andato al cinema a vedere un film: Viaggio in India (di Mohsen Makhmalbaf, India, 2006). Compagni di "viaggio" i miei amici di Treviso, S. e F.
Dopo un inizio a dir poco "difficoltoso", complice la lenta digestione, il seguito è stato un percorso attraverso l'India come spunto per riflessioni sulla vita/morte, sulla religione, sulla felicità/sofferenza.
Questo viaggio è affrontato da una coppia di sposi, lei molto religiosa, diversamente da lui, che non crede a nulla.
La domanda che in continuazione si pone il marito è il perchè in un paese dove la sofferenza degli uomini è tanta, questi continuino a credere nella reincarnazione. In questo modo, pensa sempre il protagonista, la sofferenza non cessa mai ma si perpetua in un ciclo senza fine.
Immagini suggestive, poetiche, simboliche.

Il film si conclude con dei versi di R. Tagore, che riporto qui di seguito:

"Ho attraversato i continenti
per vedere il più alto dei mondi
ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
e non ho avuto il tempo di notare
a due passi dalla porta di casa
una goccia di rugiada su un filo d'erba"
.


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lunedì, 10 settembre 2007

C'è il sole fuori. Se non si avvertisse la temperatura sulla pelle si potrebbe dire che siamo ancora in piena estate. Ma non è così. L'autunno è alle porte. Durante la notte si sente il freddo, si dorme coperti. Di giorno, camminando lungo il viale dell'ospedale, vedo le foglie cadere dagli alberi. Vengono trasportate, a volte lontano. E' normale che sia così. Accade tutti gli anni. Le foglie non hanno un'anima. Stanno lì e sanno che dovranno cadere, è il loro ineluttabile destino. Ma non hanno sentimenti. Si abbandonano. Prima ingialliscono poi si accartocciano e si staccano dall'albero senza opporsi. Nessun lamento, non un pianto. Solo a volte un fruscio talora nemmeno percepibile.
E se in quel fruscio ci fosse invece un grido di immenso dolore? E se volessero urlare al mondo che non avrebbero voluto fare quella fine? Forse avrebbero preferito rimanere attaccate a quell'albero ma la natura ha deciso per loro e loro non hanno potuto fare niente, se non lasciare, senza possibilità di tornare indietro, quella pianta che le aveva trattenute a sè per due stagioni.

E se noi non comprendessimo il linguaggio delle foglie?



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martedì, 04 settembre 2007

Stavo per chiudere la finestra.

Sentivo i tuoni, avevo paura del temporale.

Temevo che la pioggia entrasse in casa, rovinando il pavimento ed altri oggetti a me cari.

Ma il temporale non c'è stato, è rimasto lontano e le paure dissolte come da un caldo abbraccio ad occhi chiusi.

La finestra è rimasta aperta.


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