
Ok.. Uno il sabato sera forse vorrebbe distrarsi, non pensare a nulla. Invece no.
Ieri sera sono andato al cinema a vedere un film:
Viaggio in India (di Mohsen Makhmalbaf, India, 2006). Compagni di "viaggio" i miei amici di Treviso, S. e F.
Dopo un inizio a dir poco "difficoltoso", complice la lenta digestione, il seguito è stato un percorso attraverso l'India come spunto per riflessioni sulla vita/morte, sulla religione, sulla felicità/sofferenza.
Questo viaggio è affrontato da una coppia di sposi, lei molto religiosa, diversamente da lui, che non crede a nulla.
La domanda che in continuazione si pone il marito è il perchè in un paese dove la sofferenza degli uomini è tanta, questi continuino a credere nella reincarnazione. In questo modo, pensa sempre il protagonista, la sofferenza non cessa mai ma si perpetua in un ciclo senza fine.
Immagini suggestive, poetiche, simboliche.
Il film si conclude con dei versi di R. Tagore, che riporto qui di seguito:
"Ho attraversato i continenti
per vedere il più alto dei mondi
ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
e non ho avuto il tempo di notare
a due passi dalla porta di casa
una goccia di rugiada su un filo d'erba".