Ieri sera, dopo un bel po' di anni che non lo guardavo, ho rivisto "
Il bagno turco - hamam" di Ferzan Ozpetek. Non parlerò del film, bensì di un momento che mi ha colpito.
Proprio l'altro giorno parlavo del tempo che scorre velocemente. Ebbene ieri sera, in un tratto del film, viene letta una lettera, della zia (deceduta) del protagonista, che racconta alla sorella delle sue prime impressioni dopo il trasferimento ad Istanbul. La riporto qui di seguito:
"Cara sorella, sono partita con un nodo alla gola che non si è ancora sciolto.
Sapevo che non sarei più tornata e avrei tanto voluto ci fossimo lasciate senza rancore, ma tu non me l'hai permesso, e io capisco. Spero almeno tu legga questa lettera.
Magari un giorno, quando avrai superato il rancore mi risponderai.
Istanbul è quello che cercavo. Sono arrivata da una settimana e già mi ruba il fiato, e il sonno.
Quanto tempo sprecato prima di raggiungerla. Ho la sensazione che mi stesse aspettando, silenziosa, mentre correvo dietro ad una vita tanto faticosa, quanto inutile.
Qui le cose scorrono più lente e morbide. Questo vento leggero scioglie tutti i pensieri e fa vibrare il corpo.
Adesso finalmente sento di poter ricominciare".
Vorrei trovare anche io la mia Istanbul. Non so se sia una città quanto piuttosto uno stato interiore. Ad ogni modo spero di trovare la strada per arrivarci.